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Dispositivi IoT, ARM integra la SIM nel processore
Del 22 febbraio 2018 | Letto 98 volte

Entro il 2025, oltre 4 miliardi di dispositivi IoT avranno una connettività cellulare. La scheda SIM viene da tempo utilizzata come sistema sicuro per confermare l’identità dell’utente, ma non permette il cambio del proprietario e dell’operatore telefonico. ARM ha quindi sviluppato una soluzione più flessibile e scalabile che prevede l’integrazione della SIM direttamente nel processore.

Un anno fa, la GSMA ha annunciato le specifiche della embedded SIM (eSIM), una scheda programmabile che permette di cambiare facilmente operatore, senza spostare fisicamente la card, oppure usare lo stesso abbonamento per diversi dispositivi. Il chip misura 6×5 millimetri e oggi viene usato soprattutto negli smartwatch. La iSIM (integrated SIM) di ARM occupa uno spazio ancora minore, essendo integrata nel SoC, accanto alla CPU e al modem. La soluzione è basata sul software Kigen OS che rispetta le specifiche eUICC della GSMA. La sicurezza è invece garantita dalla tecnologia ARM CryptoIsland.

Come detto, il vantaggio principale della iSIM è la diminuzione dello spazio occupato. Si tratta quindi di una soluzione particolarmente adatta per i piccoli dispositivi IoT che necessitano di una connettività mobile, come i sensori wireless. La diffusione della iSIM potrebbe ricevere l’appoggio degli operatori telefonici, in quanto vedrebbero aumentare il numero di dispositivi collegati alle loro reti.

ARM ha solo progettato il chip, mentre la sua realizzazione effettiva sarà compito dei partner. I primi dispositivi dovrebbero arrivare sul mercato entro fine anno. L’azienda parlerà di questa soluzione hardware durante il keynote organizzato al Mobile World Congress 2018 di Barcellona.



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iOS 11 raggiunge l’ottavo aggiornamento in tre mesi
Del 17 febbraio 2018 | Letto 247 volte

Problemi in paradiso? Pare di sì. Apple ha rilasciato nella giornata di ieri l’ottavo (sì, avete letto bene, ottavo) aggiornamento per iOS 11, dopo che la scorsa settimana è stato rilasciato un bug che metteva in pericolo i dispositivi utilizzando HomeKit.

iOS 11.2.1, già disponibile per iPhone, iPad e iPod Touch, può essere scaricato dal dispositivo stesso anche se è sempre consigliabile eseguire il backup delle informazioni in anticipo. Apple aveva anticipato la scorsa settimana che, in questi giorni, avrebbe rilasciato questo aggiornamento.

Senza contare la versione di iOS 11, Apple ha rilasciato otto aggiornamenti a causa di numerosi problemi di sicurezza e di prestazioni, sebbene non tutti correlati a questo problema: iOS 11.2, ad esempio, è stato rilasciato con la premessa di aggiungere nuove emoji.

Tuttavia, iOS 11 potrebbe essere la versione con gli aggiornamenti più numerosi e ravvicinati nel tempo (ribadiamolo, solo tre mesi!): iOS 11.0.1, iOS 11.0.2, iOS 11.0.3, iOS 11.1, iOS 11.1.1, iOS 11.1.2, iOS 11.2 e il nuovo rilascio di iOS 11.2.1. Più quelli che, sicuramente, avremo modo di ottenere in futuro. Apple di solito interrompe l’aggiornamento fino a quando non raggiunge X.3 o X.4.

Leggi anche:  Questa è la emoji più popolare secondo Apple
Nella giornata di ieri, dunque, Apple ha rilasciato anche tvOS 11.2.1, un aggiornamento che raggiunge in coppia a iOS 11.2.1 gli utenti della mela morsicata, portando una patch di sicurezza correlata alla vulnerabilità che si trova in HomeKit, dal momento che il sistema di streaming possiede anche compatibilità con gli oggetti domestici.

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Falcon Heavy, il razzo con cui Musk vuole portare l'Uomo su Marte
Del 07 febbraio 2018 | Letto 574 volte

Ha superato con successo il suo volo di prova, il gigante dello spazio Falcon Heavy, il razzo della SpaceX di Elon Musk destinato a restituire agli Stati Uniti la capacità di portare in orbita equipaggi umani e, in una sua prossima versione, perfino di viaggiare verso Marte.
Singolare il carico che Musk ha deciso di caricare sul razzo, una Tesla Roadster, l’auto elettrica voluta dallo stesso Musk.

Ad accompagnare il lancio senza equipaggio, è stata''Life on Mars'' di David Bowie. Il razzo è partito dalla piattaforma 39A del Kennedy Space Center di Cape Canaveral (in Florida), lostruita per le missioni Apollo e poi adattata per lo Space Shuttle. Unico intoppo sulla tabella di marcia, il ritado di due ore rispetto all'orario previsto (le 19,30) a causa dei forti venti che, in quota, potevano creare qualche problema. Anche la separazione dai booster laterali è avvenuta con successo: sono rientrati a terra nei punti previsti.
Nel frattempo il razzo centrale raggiungeva la posizione orbitale prevista per rilasciare sulla traiettoria ideale per Marte la Tesla Roadster che aveva alla ''guida'' Starman (altro richiamo alle canzoni di David Bowie), un manichino con tanto di tuta spaziale.

Alto 70 metri, il Falcon Heavy è in grado di trasportare (grazie a ventisette motori Merlin) carichi del peso di oltre 54 tonnellate in orbita bassa, compresa fra 160 e 2mila chilometri dalla Terra, e oltre 22 mila chilogrammi nell’orbita geostazionaria, che si trova a quasi 36mila chilometri di quota. Il Falcon Heavy è stato progettato per essere riutilizzabile.
La fasi del lancio sono state trasmesse in diretta sui social network e seguite da milioni di persone che hanno hanche potuto vedere il manichino Starman, alla ''guida'' della Tasle Roadster, con il braccio sinistro appoggiato sul finestrino abbassato, con grande nonchalance.

Il successo del lancio sembra già una vittoria personale per Elon Musk, che non ha mai nascosto la sua ambizione della conquista dello spazio, e in particolare una presenza umana su Marte. Per questo, il Falcon Heavy ha una capacità doppia rispetto al più grande attuale lanciatore, l'americano Delta-IV , di Boeing e Lockheed Martin.

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L’anno orribile della sicurezza informatica
Del 01 febbraio 2018 | Letto 738 volte

Nel momento in cui scriviamo queste righe si avvertono ancora gli echi del micidiale uno-due apportato da Meltdown e Spectre, due vulnerabilità nell’architettura dei processori che hanno costretto tutti i sistemi operativi a correre frettolosamente ai ripari, rilasciando aggiornamenti e patch che causano un decadimento misurabile nelle prestazioni. Ma il 2017 è stato un vero e proprio annus horribilis per la sicurezza informatica, con problemi gravi, epidemie di malware e incredibili leggerezze che hanno coinvolto molti sistemi e molti produttori.

A partire da Apple, che ha trascurato una grave falla capace di consentire l’accesso di root ai sistemi macOS High Sierra, per poi rilasciare un aggiornamento di sicurezza che non era sempre risolutivo. Anche Microsoft ha la sua fetta di responsabilità per le epidemie di ransomware WannaCry e Petya, che hanno colpito centinaia di migliaia di computer in tutto il mondo. Entrambi i malware hanno sfruttato una vulnerabilità nella prima versione del protocollo Smb, soppiantata dalla versione 2.0 (e poi da quelle successive) nell’ormai lontanissimo 2006, ai tempi di Windows Vista. Gran parte delle colpe è quindi da ascrivere agli amministratori dei sistemi colpiti, ma Microsoft avrebbe potuto disattivare questo protocollo ormai obsoleto, lasciandolo disponibile come opzione per i contesti legacy in cui continuava a essere indispensabile. Questa semplice decisione è arrivata soltanto con il Fall Creators Update, quando ormai i buoi avevano da tempo lasciato la stalla.

Ancor più incredibili sono le leggerezze commesse da grandi produttori di computer come Hp e dagli sviluppatori dei driver per alcuni dispositivi hardware: il driver della sezione audio di molti portatili Hp integrava un keylogger che salvava tutti i tasti premuti all’interno di un file di log accessibile senza problemi da chiunque. Queste falle, insieme a molte altre (basti pensare all’attacco Krack al protocollo Wpa) sottolineano come, nonostante i gravi episodi degli ultimi anni, la sicurezza rimanga in gran parte un processo separato rispetto allo sviluppo dell’hardware e del software. È più che mai necessario ripensare i flussi di lavoro per garantire una maggiore sicurezza fin dai primi passaggi di ogni progetto, anche a costo di sacrificare una parte dei profitti e di allungare i tempi di sviluppo. Altrimenti i disastri del 2017 non resteranno isolati.

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Astronomia: due telescopi nel panorama del deserto di Atacama
Del 24 gennaio 2018 | Letto 927 volte

Il terreno accidentato del deserto cileno di Atacama offre uno sfondo davvero impressionante ai fotografi – come mostra questa fotografia del telescopio VISTA di ESO (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy), ripresa dall’ambasciatore fotografo di ESO Alexandru Tudorică all’osservatorio Paranal.

Malgrado che esso sia di gran lunga l’oggetto principale di questa fotografia, VISTA non è l’unico telescopio visibile in quest’immagine. Il cammino che serpeggia sulla destra della foto porta ad una cupola che non si fa notare, quella del telescopio Next Generation Transit Survey (NGTS). La cupola è appena visibile a destra della foto, illuminata da un fascio di luce solare.

Il NGTS è composto da una rete di piccoli telescopi robotici che osservano il cielo in continuazione e misurano con precisione la luminosità delle stelle vicine. Con queste osservazioni, si spera di potere trovare esopianeti della dimensione di Nettuno, quando essi nascondono una parte della luce della loro stella mentre le transitano davanti.




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Intel, Microsoft e il caos sulla “falla” dei chip
Del 14 gennaio 2018 | Letto 1242 volte

Sulle falle di progettazione dei chip Meltdown e Spectre, i recenti commenti di Intel e Microsoft non hanno fatto che aggravare la confusione tra gli utenti. Se il gruppo dei chip ha cercato di tranquillizzare sull’impatto per la sicurezza dei dati e le prestazioni dei device, il colosso del software ha messo in guardia sul rallentamento delle performance, soprattutto nei server.

I diversi produttori hanno rilasciando gli aggiornamenti necessari per correggere il problema, ma Intel rassicura: non ci sono notizie di tentativi di utilizzo dei dati dei suoi clienti e comunque le patch di sicurezza non dovrebbero produrre significativi impatti sulle prestazioni di server e Pc.

Il messaggio dato da un top manager di Microsoft, Terry Myerson, capo della divisione Windows and Devices, è di segno opposto: Myerson ha affermato che alcuni clienti farebbero meglio a non cercare di mettere in sicurezza i computer, perché i danni sulle prestazioni della macchina potrebbero annullare i guadagni in termini di protezione; agli utenti dei server, il dirigente Microsoft ha consigliato di “bilanciare sicurezza e performance”. Tutti sono esposti – a meno che non abbiano Pc aggiornati con Windows 10 e chip di ultima generazione.

Sono informazioni di segno opposto che impediscono alle aziende di capire quali siano la gravità e la diffusione del problema e di decidere come reagire alle falle di sicurezza, commenta oggi il Financial Times. Inoltre, Intel insiste su una responsabilità condivisa tra tutte le aziende del comparto: il difetto di sicurezza, sostiene il gigante dei chip, deriva da una pervasiva vulnerabilità nei progetti dei processori che risalgono a decenni fa ed è stato trovato in quasi tutti i Pc, smartphone e server.

Resta la confusione su natura e portata di Meltdown e Spectre – a tal punto che nemmeno gli esperti a volte sanno che cosa consigliare. Un team della Carnegie Mellon University che lavora sulla cyber security per il governo americano, al momento della rivelazione delle vulnerabilità, ha invitato tutti gli utenti di computer a disfarsi del loro hardware, un’impresa impossibile, considerati i costi e anche il fatto che non esistono chip senza quelle falle. Il team ha poi fatto un passo indietro limitandosi a consigliare di installare le classiche patch software.

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Grave bug nei processori Intel? L'azienda risponde.
Del 04 gennaio 2018 | Letto 1506 volte

L'azienda #Intel sta rispondendo alle affermazioni secondo cui i processori della società presenterebbero un bug di #sicurezza, e le conseguenti correzioni software potrebbero rallentare i PC.

I report di questa settimana hanno suggerito che un difetto di sicurezza nei processori Intel - e presumibilmente non quelli AMD - ha portato ad una riprogettazione di kernel Linux e Windows [VIDEO] per la protezione contro un difetto hardware. "Le recenti segnalazioni che questi exploit siano causati da un bug o da un difetto esclusivo dei prodotti Intel non sono corrette - afferma un portavoce della multinazionale americana - Sulla base dell'analisi condotta fino ad oggi, molti tipi di dispositivi informatici, con processori e sistemi operativi di molti fornitori diversi, sono vulnerabili a questi attacchi".

In un comunicato molto esplicito, Intel ha dichiarato di essere attualmente al lavoro [VIDEO] con AMD e ARM, nonostante le recenti affermazioni dell'ingegnere di AMD Tom Lendacky, il quale ha affermato che "I processori AMD non sono soggetti ai tipi di attacchi da cui il kernel è protetto dall'isolamento della tabella delle pagine del kernel". L'azienda statunitense ha affermato di aver pianificato di rivelare questo problema la prossima settimana insieme ad altri fornitori, ma nel frattempo ha rilasciato un comunicato ufficiale, affermando con decisione quanto segue: "Intel è impegnata a seguire le migliori pratiche del settore per la divulgazione responsabile di potenziali problemi di sicurezza, motivo per cui Intel e altri fornitori hanno programmato di rivelare questo problema la prossima settimana, quando saranno disponibili ulteriori aggiornamenti del software e del firmware.

Tuttavia, l'azienda sta rilasciando tale comunicato a causa delle attuali notizie mediatiche inesatte".

Le raccomandazioni agli utenti
Alcuni report suggerivano che il software e le correzioni del firmware avrebbero causato rallentamenti delle prestazioni sui PC, e l'azienda non ha smentito quest'affermazione: "Qualsiasi impatto sulle prestazioni dipende dal carico di lavoro e, per l'utente medio del #Computer, non dovrebbe essere significativo e sarà attenuato nel tempo", ha affermato un portavoce della società americana, evitando l'argomento riguardante l'impatto sulle macchine server.

L'azienda raccomanda agli utenti finali di "verificare con il fornitore del sistema operativo o il produttore del sistema, e di applicare tutti gli aggiornamenti non appena disponibili. Seguire buone pratiche di sicurezza che proteggano contro le minacce informatiche in generale, contribuirà anche a proteggersi da possibili abusi fino all'applicazione degli aggiornamenti".

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Progetti italiani per i moduli della stazione lunare
Del 17 dicembre 2017 | Letto 1724 volte

Progetti italiani per i moduli della futura stazione spaziale in orbita lunare. I contratti, del valore di circa 2,5 milioni di dollari più un co-finanziamento, sono stati firmati da Thales Alenia Space (Thales 67%, Leonardo 33%) con Boeing, Lockheed Martin e Orbital-ATK nell'ambito delle attività NextStep-2 (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) promosse dalla Nasa con privati. Lo ha annunciato Walter Cugno, vicepresidente per l'Esplorazione e Scienza della Thales Alenia Space e responsabile sito di Torino.

I contratti, ha detto Cugno, riguardano i progetti relativi "sia a parte dell'habitat della stazione spaziale cislunare, sia all'architettura di tutta la stazione, che dovrebbe essere molto più piccola della Stazione Spaziale Internazionale.

Il contratto con la Lockheed Martin prevede il supporto allo studio dell'intera configurazione dell'habitat, sia per la parte strutturale sia per il controllo termico.

Il contratto con la Boeing prevede invece il supporto alla struttura primaria, alla parte pressurizzata e la definizione dell'architettura interna.

Quello con la Orbital riguarda invece il progetto dell'aggiornamento del modulo Cygnus come precursore della stazione orbitale, da utilizzare sia come supporto logistico per trasportare materiale sia come modulo abitativo.

"Siamo davvero orgogliosi - ha detto Cugno - di mettere la nostra esperienza a servizio della cooperazione con la Nasa per espandere le frontiere della conoscenza, delle competenze e delle opportunità nello spazio oltre l'orbita bassa terrestre". La stazione spaziale nell'orbita lunare è infatti intesa come un avamposto per missioni umane sulla Luna e, in seguito, su Marte.

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Microsoft ha rilasciato il suo software per il quantum computing
Del 13 dicembre 2017 | Letto 1674 volte

Già tempo fa Microsoft aveva chiaramente segnalato di voler fare sul serio in campo quantum computing. Aveva tra l'altro annunciato lo sviluppo di un nuovo linguaggio di programmazione specifico - Q# - e ora l'annuncio si concretizza in un Quantum Development Kit che, per ora in versione preliminare, permette agli sviluppatori di iniziare quantomeno a prendere la mano con la creazione di applicazioni per i futuri quantum computer.

Microsoft ci tiene a sottolineare che il Quantum Development Kit non richiede di essere esperti di fisica quantistica. Anzi, per semplificare la vita agli sviluppatori che non hanno interesse a diventarlo la casa di Redmond ha fatto in modo di integrare Q# all'interno di un ambiente che gli sviluppatori conoscono già molto bene, ossia quello di Visual Studio.

E dato che difficilmente un generico sviluppatore ha accesso a un quantum computer (ma le cose potrebbero cambiare con i digital annealer), il kit di sviluppo comprende anche un simulatore di processore quantistico in grado di arrivare sino a 30 qubit di potenza. Per chi ha bisogno di qualcosa di ancora più prestante, su Azure è disponibile un simulatore da oltre 40 qubit.

Il vantaggio del Quantum Development Kit, spiega Microsoft, è che non è semplicemente un ambiente di test in cui imparare a "giocare" con il calcolo quantistico. Le applicazioni in Q# sviluppate con esso e testate nel simulatore non dovranno essere cambiate una volta che sarà disponibile un vero quantum computer. Per la precisione, secondo Microsoft le applicazioni potranno girare così come sono sul quantum computer che la casa di Redmond sta sviluppando.

Come molti altri grandi nomi dell'IT, anche Microsoft sta infatti lavorando alla creazione di un sistema di quantum computing che vada dall'hardware vero e proprio allo stack software necessario per usare la sua potenza elaborativa. L'approccio di Microsoft è diverso da altri perché prevede la realizzazione di qubit basandosi sulle proprietà topologiche di particolari particelle bidimensionali. Questo dovrebbe in teoria rendere i qubit stessi più stabili e quindi più semplice realizzare calcoli quantistici.

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Google Files Go disponibile per tutti: ecco il file manager per Android
Del 08 dicembre 2017 | Letto 1726 volte

Google Files Go è un'app sviluppata per "gestire lo storage in maniera intelligente e mantenere lo smartphone pulito e organizzato". Ne abbiamo parlato il mese scorso quando la compagnia lo aveva rilasciato, e poi rimosso, in versione "unreleased" per un breve periodo di tempo su Google Play Store. Si tratta di un file manager un po' sui generis, che non serve solo a manipolare i file presenti nelle cartelle, ma a gestirli in modo da eliminare elementi inutili, e non solo.

L'app è adesso disponibile per tutti gli utenti e scaricabile attraverso lo store ufficiale. Ma cos'ha di speciale? Files Go è il primo file manager per Android sviluppato da Google e consente di eseguire diverse operazioni: una notifica ci informa di tanto in tanto dei file inutilizzati e di grosse dimensioni che occupano spazio, e c'è anche una feature che ci consente di inviare file fra due dispositivi che hanno l'app installata anche in assenza di connessione internet.

Files Go nasce come applicazione pensata per i dispositivi entry-level con 4 o 8 GB di storage integrato, ma ciò non toglie che possa essere utilizzata anche su smartphone più importanti. È un gestore di file basilare (niente a che vedere con ES File Explorer, ad esempio), ma può aiutare chiunque ad avere sotto controllo la situazione dello storage sul proprio dispositivo. Fra le sue funzioni c'è anche la possibilità di rilevare e rimuovere file duplicati presenti sullo smartphone.

L'app consente inoltre di salvare i file presenti in locale su alcune piattaforme di cloud storage (come Google Drive) e, aspetto molto importante, non ha alcuna pubblicità al suo interno. Files Go è frutto della stessa iniziativa che ha generato Android Go, che ha come obiettivo quello di rendere meno frustrante l'uso dei dispositivi di fascia bassa. L'app è disponibile anche in Italia a questo indirizzo su Google Play Store, ed è compatibile con tutti i dispositivi Android 5.0 e successivi.

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Spotify lancia la sua promozione di Natale
Del 02 dicembre 2017 | Letto 1867 volte

Con il Natale alle porte e l’agguerrita concorrenza di Amazon Music Unlimited – da pochi mesi sbarcato in Italia – Spotify passa al contrattacco con una promozione decisamente interessante, sia per i suoi utenti fedeli, sia per conquistarsene di nuovi, forte di un catalogo vastissimo e della buona qualità del servizio.

Fino al 31 dicembre 2017 infatti, utenti attuali e nuovi (fatta eccezione per il piano Spotify Family) potranno sottoscrivere un abbonamento annuale a Premium, al costo promozionale di 99€.

Di fatto, l’offerta equivale al pagamento anticipato di 10 mensilità, per un abbonamento della durata di 12 mesi, con un risparmio dunque di quasi 20€. La promozione scadrà automaticamente fra un anno, ripristinando il costo mensile di 9,99€.

Un offerta niente male, per un servizio che offre l’assenza di pubblicità, la possibilità di scaricare offline i brani preferiti, il cambio di brano illimitato e tutti gli altri vantaggi dell’account Premium.
Sfrutterete questa offerta per farvi un regalo di Natale?

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La grave falla nella sicurezza di macOS High Sierra
Del 29 novembre 2017 | Letto 2005 volte

In macOS High Sierra, l’ultima versione del sistema operativo di Apple per Macintosh, c’è una grave falla di sicurezza che permette di ottenere i diritti di amministrazione del dispositivo senza che venga richiesto l’inserimento di alcuna password. Il problema riguarda soltanto l’edizione 10.13.1 di macOS, mentre non interessa tutte le versioni precedenti, ed espone i dati degli utenti alla possibilità di essere sottratti da chiunque abbia accesso fisico al computer.

Le segnalazioni sono arrivate ieri pomeriggio su Twitter, e sono state confermate da Apple: ora la società sta lavorando per rilasciare un nuovo aggiornamento e risolvere il problema. Non sono ancora chiari i tempi che saranno necessari per sistemare la falla, ma è probabile che siano molto stretti, anche se in passato Apple è stata criticata per aver reagito troppo lentamente nella sistemazione di problemi di sicurezza (che però erano meno gravi dell’attuale).

Se in un dispositivo si viene autenticati come “amministratore di sistema”, si hanno tutti i privilegi necessari per vedere file e cambiare le password degli altri utenti registrati su quel dispositivo. Si possono anche rimuovere gli indirizzi email collegati agli account Apple e modificare altri dati sensibili: di nuovo, non da remoto ma solo avendo accesso fisico al computer. Il procedimento che serve per accedere ai sistemi di amministrazione, che non riferiamo per ovvi motivi, è incredibilmente semplice, e per questo potrebbe essere stata sfruttata da utenti malintenzionati negli ultimi giorni.

Fino alla diffusione di un aggiornamento, il consiglio è impostare un ulteriore livello di sicurezza sul proprio Mac tramite una password di root.

Per attivarla bisogna andare in (continua nell'articolo dedicato).

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Sono passati 25 anni dal primo sms
Del 25 novembre 2017 | Letto 1915 volte

«Merry Christmas». Due parole d'auguri inviate dal pc ad un cellulare che cambiarono il modo di comunicare.

Protagonista l'ingegnere della Vodafone Neil Papworth, che il 3 dicembre 1992 inviò il primo sms su rete Gsm. L'idea era quella di lanciare un servizio di cercapersone, «e nessuno immaginava le proporzioni che il fenomeno avrebbe assunto», racconta.

Il primo sms tra due telefoni cellulari arriva nel 1993 con l'esperimento di uno stagista della Nokia, il finlandese Riku Pihkonen.

Venticinque anni dopo, gli sms sono sempre meno usati. Secondo i dati dell’AgCom, nel 2016 ne sono stati inviati il 27,7% in meno rispetto al 2015. Con 17,8 miliardi di messaggi complessivi, l’anno scorso si registrava un -75% rispetto alla punta del 2012, quando ne vennero mandati 72 miliardi. La discesa è costante, soprattutto a causa di servizi di messaggistica come WhatsApp.



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Xiaomi: gli smartphone della casa cinese disponibili su Amazon Italia
Del 18 novembre 2017 | Letto 2181 volte

In queste ore, alcuni smartphone Xiaomi sono tornati disponibili sullo store di Amazon Italia andando così a confermare il debutto imminente dell’azienda cinese nel nostro Paese in via ufficiale e non solo tramite prodotti di importazione. Gli smartphone sono “venduti e spediti da Amazon” e, quindi, possono contare su tutti i vantaggi della garanzia fornita dal sito e-commerce.

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Per il momento, Amazon Italia distribuisce direttamente tre smartphone Xiaomi con prezzi abbastanza più alti rispetto a quelli a cui sono abituati gli utenti che acquistano prodotti importo. I dispositivi in questione, oltre a poter essere considerati come prodotti con “garanzia Italia” supportano al massimo le reti del nostro Paese ed includono la banda 20 per le connessioni LTE.

L’attuale offerta di prodotti Xiaomi di Amazon Italia include il Redmi 4X disponibile a 179,90 Euro con disponibilità dal 23 novembre. In listino ci sono, sempre con disponibilità dal 23 novembre anche il Redmi Note 4, con prezzo di listino di 249,90 Euro, ed il recente Mi A1 con Android One, al prezzo di 279,90 Euro.

In futuro la gamma di prodotti della casa cinese commercializzati direttamente da Amazon Italia potrebbe espandersi con l’arrivo di altri smartphone e di tanti altri dispositivi realizzati dall’azienda cinese. Segnaliamo, inoltre, che il debutto degli smartphone Xiaomi su Amazon coincide con l’avvio del Black Friday e, quindi, non possiamo escludere l’arrivo di offerte interessanti da venerdì prossimo.

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Asgardia, la prima nazione spaziale, è nata
Del 15 novembre 2017 | Letto 2234 volte

Le fondamenta di Asgardia, la prima “nazione spaziale” dell'umanità, hanno lasciato la Terra per raggiungere le stelle, a bordo di un satellite grande quanto una scatola di biscotti. È il primo passo concreto, per quanto simbolico, verso la realizzazione di un sogno: il libero accesso allo spazio per tutta l'umanità, la creazione di una “terra di nessuno” democratica, dove i vincoli e le leggi terrestri, ma soprattutto i rigidi confini fra i popoli, non hanno alcun valore. Un luogo dove rifugiarsi, tutti con gli stessi diritti, nel giorno in cui la Terra non sarà più abitabile, senza dover sottostare ai protocolli militari delle poche superpotenze mondiali che attualmente accedono allo spazio.

Asgardia è stata fondata nel 2016 per volontà dello scienziato e miliardario russo Igor Ashurbeyli, a capo dell'Aerospace International Research Center di Vienna, ma solo oggi, con la partenza del cosiddetto “nucleo fondatore” verso lo spazio, si può dire che sia effettivamente nata. Il satellite con 500 GigByte di dati, tra i quali la costituzione, le insegne e gli estremi di decine di migliaia di ‘asgardiani', è decollato domenica 12 novembre dalla Wallops Flight Facility della NASA (Virginia) a bordo di una navetta Cygnus, e al momento è in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale assieme ai rifornimenti per gli astronauti.

Tutti possono diventare suoi cittadini della nazione spaziale, e ora che la costituzione è fra le stelle gli ideatori del visionario progetto sono pronti a chiedere il riconoscimento ufficiale alle Nazioni Unite, attraverso una proposta che verrà avanzata nel 2018. Le possibilità che venga accolta sono nulle, del resto esistono centinaia di “nazioni” fittizie basate su presupposti analoghi, tuttavia Asgardia è la prima completamente localizzata nello spazio, un ‘posto' dove in futuro saremo costretti a rifugiarci. Per la fine delle risorse sulla Terra, perché distruggeremo il nostro pianeta, o semplicemente perché il Sole è destinato a espandersi e spegnersi tra una manciata di miliardi di anni. L'umanità, se vorrà sopravvivere, sarà dunque obbligata a raggiungere lo spazio, e Asgardia si prefigge di unirla "rendendola trans-etnica, transnazionale, transreligiosa, etica e pacifica, basandosi sull'uguaglianza e la dignità di ogni essere umano". Un sogno, appunto.

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Possibile sistema planetario intorno alla stella più vicina
Del 08 novembre 2017 | Letto 2309 volte

Quante volte non ci accorgiamo di quel che accade a casa dei vicini. E' così anche nello spazio, dove la stella della 'porta accanto', Proxima Centauri, potrebbe nascondere una clamorosa sorpresa: intorno a lei potrebbe orbitare non solo il pianeta simile alla Terra 'Proxima b', identificato lo scorso anno, ma addirittura un intero sistema di pianeti passato finora inosservato. A suggerirlo è la scoperta di una fascia di polvere fredda, simile a quelle del Sistema Solare, che sembra essere fatta di particelle di rocce e ghiaccio 'avanzate' dal processo di formazione dei pianeti. L'ha trovata il telescopio Alma dell'Osservatorio europeo australe (Eso) in Cile, grazie ad uno studio - in via di pubblicazione su Astrophysical Journal Letters - coordinato dall'Istituto di astrofisica dell'Andalusia, in Spagna.

Le particelle di roccia e ghiaccio intorno a Proxima Centauri potrebbero avere dimensioni variabili che vanno dai grani di polvere (più piccoli di un millimetro) fino a corpi asteroidali di molti chilometri di diametro. La polvere sembra raccolta in una fascia che dista qualche centinaio di chilometri dalla stella, con una massa totale pari a circa un centesimo della massa della Terra. Si stima che la cintura abbia una temperatura di circa 230 gradi sotto zero, fredda come quella della Fascia di Kuiper nella zona esterna del Sistema Solare.

Nei dati di Alma ci sono anche indizi relativi ad una seconda fascia di polvere, ancora più fredda e circa dieci volte più lontana. Se confermata, la natura della cintura esterna sarebbe molto interessante, dato l'ambiente così freddo e lontano da una stella più fredda e debole del Sole. Entrambe le fasce sono più lontane dalla stella rispetto al pianeta Proxima b, che orbita a soli quattro milioni di chilometri di distanza.

La conoscenza della distribuzione della polvere nell'ambiente che circonda la stella sarà essenziale per pianificare le future missioni di esplorazione, come quella del progetto Starshot, che prevede l'uso di microsonde guidate da vele a laser, secondo quanto proposto dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e sostenuto dall'astrofisico Stephen Hawking.



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Xbox One, i giochi dello store si regalano
Del 30 ottobre 2017 | Letto 2314 volte

La tanta attesa possibilità di poter regalare un gioco su Xbox One è finalmente arrivata, almeno per gli iscritti al programma Xbox Insider che hanno scelto l’Alpha Ring. Microsoft, infatti, ha rilasciato una nuova serie di funzionalità che arriveranno in futuro per tutti i possessori di una console Xbox One. La novità più interessante è sicuramente quella che permette di regalare un gioco digitale direttamente attraverso lo Store della console. Fare un regalo ad un amico sarà, dunque, molto più facile.


Tutto quello che gli utenti dovranno fare sarà di effettuare un’acquisto online nel negozio della console indicando il Gamertag o l’indirizzo email dell’amico a cui si vuole fare il regalo. Il destinatario riceverà un messaggio all’interno della console, oppure un messaggio email con la procedura per scaricare l’omaggio ricevuto. Si potranno regalare non solo i giochi ma anche gli abbonamenti Xbox Live Gold oppure gli abbonamenti Xbox Game Pass. Ma le novità per la console non finisco qui. Microsoft vuole rendere più facile giocare sulla console di un amico, oppure migrare alla futura Xbox One X. Grazie a questo nuovo aggiornamento, gli utenti potranno salvare il loro profilo all’interno del cloud della casa di Redmond.

Questo significa che i giocatori potranno importare tutte le impostazioni del loro profilo in ogni momento, senza doverlo ricreare ogni volta a mano. Sino ad oggi era possibile salvare sul cloud solo i giochi.

Tra le altre novità ulteriori affinamenti alla dashboard ed alle possibilità di personalizzazione.

Difficile capire quando queste novità arriveranno per tutti quanti, sicuramente l’attesa non sarà brevissima ma è il segnale che la casa di Redmond continua a lavorare per offrire ai suoi utenti sempre la migliore esperienza d’uso possibile all’interno dell’ecosistema Xbox.

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WhatsApp, ora puoi cancellare i messaggi inviati per errore entro 7 minuti
Del 27 ottobre 2017 | Letto 2491 volte

SI CHIAMA "eliminare i messaggi per tutti" la nuova opzione di WhatsApp tra le più attese che servirà a cancellare i messaggi inviati per errore a un gruppo o a una chat individuale entro sette minuti dal primo invio. Lo rivela WABetaInfo, la stessa voce che più volte ha twittato indiscrezioni sulla novità annunciata da tempo. La nuova funzionalità è in fase di distribuzione su iPhone, smartphone Android e Windows Phone.

Che si tratti di una frase, una foto o un video, basterà selezionarlo e toccare il simbolo del cestino, quindi toccare "elimina per tutti". Una volta fatto, i destinatari visualizzeranno la scritta "Questo messaggio è stato eliminato". Per procedere all'eliminazione di una comunicazione bisognerà selezionarla e premere il tasto ''elimina''. Una volta cancellata, i destinatari riceveranno un avviso.

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WhatsApp is rolling out the Delete for Everyone (Recall) feature for all users!
Discover details about the activation of the Delete for Everyone feature in WhatsApp, in rolling out right now for iOS, Android, Windows Phone and Web!
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La novità ha tuttavia alcuni paletti: per avere ripensamenti si avranno a disposizione sette minuti, trascorsi i quali il messaggio non potrà più essere eliminato. La funzione, inoltre, richiede che mittenti e destinatari abbiano la versione più aggiornata dell'applicazione. C'è poi da tener conto che i destinatari potrebbero vedere il messaggio prima che venga eliminato. WhatsApp, infine, non invierà una notifica nel caso in cui l'eliminazione non vada a buon fine.

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WhatsApp, spostamenti tracciati
Del 19 ottobre 2017 | Letto 2609 volte

WhatsApp sta per introdurre una nuova funzionalità alla sua app che prevede la possibilità di condividere la posizione attuale con gli altri utenti (o anche più di uno) e per un tempo prestabilito. Si tratta di Share Live Location. "Per usare questa funzione, apri una chat con la persona o il gruppo con cui desideri condividere la tua posizione attuale e tocca l'icona per gli allegati. Alla voce Posizione vedrai una nuova opzione: Condividi posizione attuale. Quindi, scegli per quanto tempo desideri condividere la tua posizione attuale e tocca invio" - a raccontare il funzionamento è WhatsApp attraverso il suo blog.

La posizioni saranno visibili all'interno di una mappa. La rappresentazione del profilo dell'utente aiuterà a identificare la persona e sarà anche possibile seguirne i movimenti. A differenza della funzione attuale infatti, la posizione non sarà statica ma seguirà i movimenti dell'utente. La condivisione con gli altri potrà essere settata su intervalli predefiniti (un quarto d'ora, un'ora, otto ore), salvo poter bloccare l'informazione in qualsiasi momento qualora non si volesse più condividere. Prima di essere disponibile per tutti gli utilizzatori iOS o Android dovranno trascorrere alcune settimane. L'annuncio di WhatsApp parla genericamente di "coming weeks".

Tra gli utilizzi emergono quelli legati all'utilità pratica: sapere se la persona attesa a un incontro sta effettivamente arrivando, facilitare l'incontro di un gruppo di amici (è compatibile anche con i gruppi creati in WhatsApp), rassicurare i familiari in pensiero e via dicendo. Ma la nuova feature allarma per quanto concerne il controllo a distanza, o telecontrollo (ad esempio da parte del datore di lavoro). Sul tema le recenti normative sembrano aver ammorbidito effettivamente il tema, nonostante i moniti del Garante della Privacy. Seppur esista una garanzia tecnologica che garantisce che il dato è protetto secondo una criptazione end-to-end rimane all'utilizzatore finale farne un uso consapevole.

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Esperti rivelano cosa aspettarsi dalla tempesta magnetica solare di ottobre
Del 13 ottobre 2017 | Letto 2668 volte

Sul sito del centro meteo "Phobos" è apparsa la notizia, secondo cui una tempesta magnetica si sta muovendo verso la Terra: inizierà già venerdì 13 ottobre e durerà due giorni.
Come si osserva nel bollettino, venerdì sarà una giornata nella norma dal punto di vista meteorologico: a Mosca la temperatura oscillerà tra +8 e +11°C. Nelle altre città della Russia il tempo non cambierà significativamente.

Se la nuova tempesta magnetica non si ripercuoterà sul meteo, secondo le previsioni del centro Phobos, il campo geomagnetico terrestre cambierà: ci aspetta una tempesta geomagnetica media con una valutazione di 4 punti su una scala di 10 punti.

Una tempesta magnetica può causare malfunzionamenti nei dispositivi elettronici e aumenta anche il rischio di incidenti antropici. Naturalmente, le persone sensibili alle variazioni del tempo dovranno prendersi cura, perché anche una tale piccola tempesta può influenzare la loro salute, ha avvertito Phobos. Che cos'è una tempesta magnetica?

In termini semplici, una tempesta magnetica è una reazione che si verifica sulla superficie del Sole. Ci sono fluttuazioni, dopodichè il Sole emette miliardi di particelle cariche nell'atmosfera, che possono raggiungere la Terra in pochi giorni.

La Terra ha una protezione, la magnetosfera, che in ogni caso ci protegge da tali fenomeni. Ma non sempre la sua protezione aiuta a filtrare le tempeste magnetiche.

Le tempeste magnetiche non hanno effetti catastrofici sulla Terra.

La gente ha sempre vissuto con queste tempeste, anche quando non si sapeva nulla dell'attività solare e del campo geomagnetico della Terra, ha dichiarato l'astronomo Sergey Popov.

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