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WhatsApp, come scaricare dati e foto dallo smartphone
Del 23 maggio 2018 | Letto 22 volte

Con il GDPR ormai in vigore, in molti attendevano che una funzione del genere facesse la sua comparsa anche su WhatsApp. A maggior ragione dopo che Instagram l’aveva svelata già da alcune settimane, mentre Facebook la offre ai suoi utenti da diversi anni. Insomma, al netto di ritardi e aspettative, ora anche gli utenti WhatsApp potranno scaricare i dati personali salvati sui server dell’azienda californiana.

L’opzione per scaricare i dati personali e foto da WhatsApp è stata introdotta con l’ultimo aggiornamento per iOS (versione 2.18.60), mentre gli utenti Android dovranno ancora attendere qualche giorno (probabilmente, la funzionalità verrà rilasciata prima del 25 maggio, data ultima per ottemperare alle richieste del Regolamento europeo per la protezione dei dati). Così come accade già su Facebook e Instagram, richiedere i dati personali WhatsApp è estremamente semplice: basteranno tre tocchi per inviare la richiesta alla piattaforma di messaggistica e ricevere quanto desiderato.

Per richiedere i dati personali a WhatsApp basterà accedere alle Impostazioni dell’app (premendo sull’icona nella parte bassa della schermata per dispositivi iOS, premendo sui tre puntini in verticale in alto a destra su Android), scegliere la voce Account e successivamente Richiedi informazioni account. A questo punto si accederà a una nuova schermata, dalla quale poter far partire la richiesta dei propri dati. Da questo momento, WhatsApp impiegherà sino a 3 giorni per generare l’archivio contenente i nostri dati (chat, foto, video e quant’altro): una volta pronto riceveremo una notifica, così che potremmo scaricarli sul nostro smartphone ed, eventualmente, archiviarli all’interno del nostro cloud storage. Il file sarà disponibile per il download per alcune settimane, ma verrà cancellato immediatamente in caso ci si cancelli da WhatsApp, si cambi numero o smartphone.

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Google, svolta wearable a sorpresa: ecco i Pixel Smartwatch
Del 12 maggio 2018 | Letto 156 volte

Prima o poi era fisiologico che dovesse accadere. Google sbarca nel mondo anche dei wearable e l'attesa è alta per capire cosa sono pronti a tirare fuori dal cilindro dalle parti di Mountain View. Chi segue il progetto Android dalla prima ora sa bene con quanto hype venisse attesa l'uscita dei Nexus, i primi dispositivi prodotti da terzi che erano interamente progettati da Google e che montavano su il sistema operativo del "robottino verde" senza alcun tipo di personalizzazione tipica degli altri produttori.

Pixel smartwatch: le cose da sapere
Sembrano indiscrezioni molto attendibili quelle che stanno dilagando sui maggiori media specializzati in tecnologia al mondo. Google, a quanto pare, sarebbe al lavoro per progettate tre smartwatch diversi che, secondo le previsioni, potrebbero essere immessi sul mercato con la stessa tempistica con la quale sono attesi i nuovi telefoni. Ad oggi si tratterebbe di progetti identificati con tre nomi in codice: Ling, Trtitom e Sardine. E' ancora presto per venire a conoscenza in maniera dettagliata di ciò che sta bollendo in pentola, ma le solite indiscrezioni attendibile [VIDEO] raccontano di prodotti destinati ad essere basati sulla piattaforma Snapdragon Wear 3100. I Pixel Swartwatch, dunque, sono destinati ad avere un cuore Qualcomm. L'obiettivo che sarebbe nelle mire di Google sarebbe quello di produrre dei prodotti in grado di sbaragliare la concorrenza per la loro capacità di essere poco energivori e di garantire un'autonomia ben superiore alla concorrenza.

Pixel smartwatch: software e altri dettagli
Troppo presto per capire che tipo di forma sarà riservata ai prodotti, tenuto conto che fino al momento è stato possibile rubare solo qualche informazione "concettuale". A proposito nel caso dei Pixel Smartwatch è lecito attendersi un sistema affidati a Wear Os. Praticamente impossibile immaginare i prezzi, si può però iniziare ad abbozzare una tempistica relativamente all'uscita. Risulta abbastanza probabile che Google dedica di scendere in campo nel campo dei wearable nel prossimo autunno. Si parla di una fase collocabile tra i mesi di ottobre e novembre, con una probabile concomitanza con la presentazione dei nuovi Pixel. Non resta che attendere.

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Astronomia, nuova relazione tra forma ed età delle galassie
Del 29 aprile 2018 | Letto 365 volte

Un nuovo studio internazionale, che coinvolge l’Australian National University (ANU) e l’University of Sydney, ha svelato che le galassie diventano più grandi e gonfie con l’età.

Il Prof. Matthew Colless, ricercatore dell’ANU, ha spiegato che le stelle in una galassia giovane si muovono in modo ordinato intorno al disco galattico, come auto su una pista. Colless ha aggiunto: “Tutte le galassie sembrano sfere schiacciate, ma mentre diventano più vecchie, diventano più gonfie con stelle che girano in tutte le direzioni. La nostra Via Lattea ha oltre 13 miliardi di anni, quindi non è più giovane, ma ha ancora un rigonfiamento centrale di vecchie stelle e bracci a spirale di giovani stelle”.

L’autore principale dello studio, Jesse van de Sande (University of Sydney), ha spiegato che non era così scontato che forma ed età delle galassie fossero collegate, quindi la connessione è stata sorprendente e potrebbe indicare una relazione ancora più profonda. Ecco cosa ha aggiunto: “Quando una galassia invecchia, si verificano dei cambiamenti interni e la galassia potrebbe collidere con altre. Questi eventi disturbano i movimenti delle stelle”.

galassia fuochi d'artificio NGC 6946Per comprendere la forma di una galassia, il team di ricerca ha misurato il movimento delle stelle con uno strumento chiamato SAMI sul Telescopio Anglo-Australiano presso il Siding Spring Observatory dell’ANU. Sono state studiate 843 galassie di tutti i tipi. Il co-autore Nicholas Scott (University of Sydney) ha spiegato che l’età di una galassia è stata misurata attraverso il colore: “Le giovani stelle blu invecchiavano e diventavano rosse. Quando abbiamo tracciato quanto fossero ordinate le galassie rispetto a quanto fossero schiacciate, è saltata fuori la relazione con l’età. Le galassie che hanno la stessa forma sferica schiacciata, hanno anche stelle della stessa età”.

Il Dott. van de Sande ha spiegato che era noto da tempo che forma ed età fossero collegate nelle galassie estreme, cioè quelle molto piatte e quelle molto tonde, ma “questa è la prima volta che dimostriamo che forma ed età solo collegate per tutti i tipi di galassie, non solo in quelle estreme: tutte le forme, tutte le età, tutte le masse”.

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Spotify Free, musica on-demand senza shuffle
Del 24 aprile 2018 | Letto 511 volte

Come anticipato qualche giorno fa, l’azienda svedese ha svelato la nuova versione della sua app iOS e Android per gli utenti senza abbonamento. La principale novità di Spotify Free è la possibilità di ascoltare i brani musicali on-demand incluse in playlist personalizzate. La riproduzione non avviene quindi in maniera casuale.

La precedente versione gratuita consentiva di evitare la sottoscrizione dell’abbonamento a Spotify Premium (9,99 euro/mese), ma gli utenti dovevano “sopportare” la riproduzione casuale (shuffle mode), oltre agli spot pubblicitari (ancora presenti). La nuova versione gratuita, annunciata oggi durante un evento organizzato a New York, offre una migliore esperienza d’uso e una maggiore libertà di scelta. La schermata Home mostra ora gli ultimi brani riprodotti nella parte superiore e la playlist suggerita nella parte inferiore. In totale sono 15 e includono circa 750 tracce per oltre 40 ore di ascolto.

Dopo aver scelto la playlist è possibile avviare la riproduzione in qualsiasi ordine e saltare da un brano all’altro senza limitazioni. All’avvio e successivamente al login, Spotify Free chiederà di selezionare gli artisti preferiti e inizierà a creare le playlist personalizzate che rispecchiano i gusti musicali degli utenti, ad esempio Daily Mix, Discover Weekly o Release Radar. Queste playlist sono costantemente aggiornate durante l’attività di ascolto. Per mostrare il gradimento per un brano o un artista è sufficiente toccare l’icona a forma di cuore. Se non si vuole più ascoltare una specifica canzone è sufficiente toccare il pulsante Nascondi.

La nuova versione consente anche di creare una playlist, scegliendo il nome e aggiungendo le tracce desiderate. Dato che Spotify Free non permette il download per l’ascolto offline, la software house svedese ha aggiunto la funzionalità Data Saver che riduce il consumo dei dati fino al 75% senza compromettere la qualità di ascolto. Le nuove app per iOS e Android saranno disponibili in tutti i mercati nel corso delle prossime ore.

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Astronomia, al centro della Via Lattea 10mila buchi neri
Del 09 aprile 2018 | Letto 664 volte

Gli astronomi hanno rilevato migliaia di grandi buchi neri nascosti al centro della nostra galassia: secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature, sarebbero fino a 10mila, ma fino a oggi non eravamo in grado di vederli. Da tempo gli scienziati sospettavano che attorno al buco nero supermassiccio al cuore della Via Lattea ce ne fossero molti altri più piccoli.

Ma i buchi neri sono per loro stessa natura difficili da osservare e la teoria non era stata dimostrata. Ora però è stato possibile osservarne le tracce, mettendosi alla ricerca dei raggi X emessi da una serie i buchi neri minori che hanno catturato una stella nel loro campo gravitazionale, creando una “stella binaria con un buco nero”.

La caccia ha prodotto un bottino di 300-500 stelle binarie accoppiate con un buco nero, un numero dal quale è stato possibile estrapolare quanti buchi neri singoli ci sono al centro della galassia: sono circa 10mila. L’astrofisico Usa Chuck Hailey, della Columbia University di New York, commenta: “questa scoperta conferma un’importante teoria e le implicazioni sono molte. Darà un notevole impulso alla ricerca delle onde gravitazionali perchè conoscere il numero di buchi neri al centro di una tipica galassia può aiutarci a predire meglio gli eventi di onde gravitazionali associati.

Tutte le informazioni di cui gli astrofisici hanno bisogno sono al centro delle galassie”. Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, noto come Sagittario A (Sgr A) ha una massa di circa quattro milioni di volte quella del sole e dista dalla Terra 26mila anni luce. L’alone di gas e polveri attorno a Sgr A è il terreno di coltura perfetto per grandi stelle che poi collassano in buchi neri quando muoiono.
Questo buchi neri, e altri provenienti da oltre, vengono spinti verso Sgr A e imprigionati nella sua orbita. Ma vederli è difficile. “I buchi neri isolati, non accoppiati, sono solo neri, non fanno nulla” ha detto Hailey “perciò cercare i buchi neri isolati non è un modo intelligente per trovarli”.

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La stazione spaziale cinese in caduta seguita da Matera
Del 25 marzo 2018 | Letto 852 volte

Tiangong 1 la stazione spaziale cinese fuori controllo da mesi, sta per cadere verso la terra e il «rientro» è previsto intorno a Pasqua, precisamente tra il 28 marzo e il 4 aprile e potrebbe interessare anche le regioni italiane a sud dell’Emilia.

La Protezione Civile ha incaricato l’Agenzia Spaziale Italiana di tenerlo d’occhio e l’Agenzia Spaziale Italiana ha individuato nel centro di geodesia spaziale di Matera la struttura che dovrà «guardare a vista» questo inquietante oggetto che vola sulle nostre teste. In questo modo, con l’approssimarsi dell’evento, si potrà meglio stimare sia l’area in cui potrà verificarsi la caduta di detriti (si conta che al rientro in atmosfera la stazione spaziale si autodistruggerà in gran parte grazie all’attrito e al calore che si svilupperà) sia quando potrebbe avvenire.

Da quando a marzo 2016 ha iniziato la sua lenta caduta (dopo quasi 5 anni di attività), la stazione cinese, orbita dopo orbita, si è abbassata fino agli attuali 300 km di altitudine, ma in questi giorni la discesa dovrebbe accelerare repentinamente. I responsabili delle Protezioni civili delle regioni possibili bersaglio, e quindi anche quello della Basilicata, nei mesi scorsi sono stati impegnati in una serie di incontri a Roma per prepararsi ad ogni evenienza e il momento della verità si avvicina.
Di più al momento non è dato sapere sia perché fondamentale sarà il momento di inizio della caduta, sia perché a causa della complessità dell'interazione fra la stazione spaziale e l'atmosfera terrestre, solo si potranno meglio stimare tempi e luoghi. E qui l’importanza del ruolo del centro di Matera.

Attenzione, quindi, ma in ogni caso niente panico. Si stima che sulla terra arriveranno solo frammenti e per avere sicurezze totali basteranno piccoli accorgimenti. Ad esempio, già soggiornare nei piani bassi degli edifici e lontano da finestre potrà metterci al sicuro dato che il sito della Protezione Civile indica che un frammento potrebbe, al massimo, passare un tetto e un solaio. Attenzione, poi, al ritrovamento di eventuali frammenti: il rischio qui sarebbe chimico per le sostanze presenti sulla stazione. Meglio tenersi a una decina di metri e avvertire subito le autorità.

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OnePlus 6 con 8 GB di RAM e 256 GB interni sarà potente ma costoso
Del 21 marzo 2018 | Letto 872 volte

OnePlus 6, il prossimo flagship killer dell’azienda nata sotto il motto never settle dovrebbe avere un aspetto molto simile allo smartphone visibile in alto. Lo smartphone, come accade per tutti i modelli prossimi alla loro presentazione, è continuamente al centro di nuove indiscrezioni che come in questo caso hanno rivelato caratteristiche e prezzo.

Nel corso di un evento a porte chiuse in quel di Pechino, i numeri di OnePlus avrebbero portato prototipi di OnePlus 6 e mostrato alcune slide che mettono a confronto le sue caratteristiche tecniche con quelle dei più recenti top di gamma. Un confronto con Galaxy S9+, Huawei P20 ed iPhone X le cui informazioni sono state pubblicate in rete.

OnePlus 6 sarà potente e costoso: avrà 8 GB di RAM e 256 GB interni
Stando a queste informazioni, OnePlus 6 si presenterebbe agli occhi degli appassionati con un corpo dall’aspetto semplice caratterizzato per la presenza di uno schermo generoso. Un pannello da circa 6.2 pollici di diagonale e aspect ratio da 18:9 che dovrebbe occupare quasi tutta la parte frontale.
Uno schermo che strizzando l’occhio ad iPhone X avrà il notch per la fotocamera anteriore e tutti i sensori del caso. Il cuore dello smartphone che avrà una back cover lucida non può che essere lo Snapdragon 845 con processore Octa Core e GPU Adreno 630. Un chip che gli ingegneri dell’azienda cinese avrebbero abbinato a diversi quantitativi di memoria.

Tra questi ci sarebbero 8 GB di RAM e 256 GB di memoria interna. Un mix assolutamente performante che renderà OnePlus 6 uno dei top di gamma più potenti e presumibilmente veloci. Il resto della scheda tecnica comprenderebbe una doppia fotocamera posteriore da 20 + 16 MegaPixel ed un lettore di impronte digitali.

Questo dovrebbe essere posizionato sul retro insieme alla batteria con il supporto alla ricarica rapida Dash Charge. Una scheda tecnica che OnePlus si farebbe pagare a caro prezzo: circa 749 dollari. Una cifra sicuramente adatta alle specifiche e al calibro di OnePlus 6 ma del tutto inedita per l’azienda che in Italia potrebbe venderlo a 749 euro.



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Microsoft, nuova divisione per il cloud gaming
Del 16 marzo 2018 | Letto 940 volte

Microsoft ha annunciato il progetto di lanciare una nuova divisione dedicata al cloud gaming. Il gigante del software aveva lanciato il suo primo videogioco nel 1981 che era contenuto all’interno del vecchio ma mai dimenticato floppy disk. Un gioco che poneva le basi per un futuro molto brillante nel settore del gaming da parte della società. Molto è cambiato negli ultimi 37 anni e molto cambierà ancora nei prossimi anni.

Con l’annuncio del lancio di una divisione dedicata al cloud gaming, Microsoft pone le basi per il futuro dei giochi e delle sue console. Trattasi di un progetto che la casa di Redmond stava sviluppando da un po’ di tempo e che sfrutterà alcune delle più recenti acquisizioni (Havok nel 2015, Simplygon nel 2017 e PlayFab nel 2018). La nuova divisione per il cloud gaming di Microsoft sarà diretta da Kareem Choudhry che è presente nella società da 20 anni ed ha lavorato su vari progetti legati a Outlook, DirectX e Xbox.

La nuova divisione è stata progettata per invogliare gli sviluppatori di giochi a utilizzare i servizi cloud di Microsoft. La società vuole che sempre più sviluppatori di giochi utilizzino il suo cloud, soprattutto perché i giochi stanno diventando sempre più connessi tra di loro per offrire esperienze multigiocatore su più piattaforme.

Tra le prime aziende del settore che hanno sfruttato i servizi cloud di Microsoft per i loro giochi c’è Ubisoft con Rainbow Six: Siege e Pearl Abyss.

L’obiettivo finale di Microsoft è quello di raggiungere tutti i giocatori del mondo, oltre 2 miliardi, con i suoi servizi di cloud gaming. Parte di questo sforzo è già in atto con il servizio in abbonamento Xbox Game Pass, una sorta di Netflix dei giochi.

L’idea di questa divisone è stata voluta fortemente da Phil Spencer, capo della divisione Xbox e rispecchia anche la politica di Microsoft di puntare fortemente su tutti i servizi cloud.

La casa di Redmond non ha voluto dettagliare i futuri progetti su cui lavorerà ma ha fatto solamente sapere che esplorerà nuovi modi per portare i giochi a tutte le persone, indipendentemente dalla loro piattaforma di gioco utilizzata.

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WhatsApp, messaggi inviati per errore: più di un’ora di tempo per eliminarli
Del 10 marzo 2018 | Letto 1045 volte

Le dita sulla tastiera hanno preso il sopravvento componendo qualche parola di troppo e sei già pentito. Oppure hai “tappato” sul destinatario sbagliato, sprofondando nel più assoluto imbarazzo.

Whatsapp, l’applicazione di messaggistica più famosa nel mondo – conta oltre un miliardo e mezzo di utenti – viene fortunatamente in soccorso, allungando i “tempi di recupero”. Passeranno infatti, da 7 a 68, i minuti per poter cancellare i messaggi inviati.

La finestra per poter tornare sui proprio passi, si allunga quindi a ben 4.096 secondi. Su una versione beta di WhatsApp per Android, da quanto segnalato dal blog di beta testing WaBetaInfo, la prima comparsa della novità. La modalità, infatti, con il limite dei 7 minuti di tempo, è stata introdotta già nell’autunno scorso: basta selezionare il messaggio, premere l’icona del cestino e scegliere l’opzione “elimina per tutti”.

Attenzione però, affinché il “salvataggio in corner” sia del tutto efficace è importante che il vostro destinatario non abbia ancora letto il messaggio. Infatti, la funzione non è senza tracce e potreste essere traditi dall’anteprima di notifica ricevuta sul suo smartphone. Insomma, la tecnologia aiuta ma non fa miracoli!

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Windows 10 apre le porte a Linux Debian e Kali Linux
Del 07 marzo 2018 | Letto 1152 volte

Notizia entusiasmante per tutti gli utenti Windows 10 che desiderano provare e testare l’esperienza di utilizzo Linux senza virtualizzare i sistemi e senza ricorrere al Dual-Boot System: disponibili le app ufficiali Linux Debian e Kali Linux sullo store ufficiale Microsoft.

Windows 10 apre le porte a Linux Debian e Kali Linux
Microsoft si è appena portata al rilascio delle nuove build Insider Preview Windows 10 che hanno introdotto una serie di correttivi fondamentali conferendo un nuovo profilo di stabilità agli ecosistemi. Ma le novità non si limitano solo a questo e vedono anzi una nuova predisposizione al cambiamento che introduce due note distribuzioni Linux. Stiamo parlando delle sopracitate Debian e Kali.

Debian Linux, definito da molti come sistema operativo universale, è una piattaforma software open-source multi-architettura. Grazie all’applicabilità dei sistemi Windows Subsystem for Linux di Windows 10, l’OS può facilmente girare sul nostro PC senza problemi e senza metodi alternativi di installazione. Ovviamente non si avrà a disposizione una UI ma ci si limiterà a poter contare su una shell di comando tradizionale.Windows 10 Linux Debian OS

Kali Linux, invece, è la distribuzione per “smanettoni” basata su Debian GNU/Linux e creata dal gruppo Offensive Security allo scopo di porre in essere una serie di utility da applicare nell’ambito dell’informatica forense e della cybersecurity. Anche in questo caso, la presenza della funzionalità Windows Subsystem for Linux consente di emulare perfettamente l’OS che,a grande sorpresa, mostra l’interfaccia grafica di sistema basata su GUI GNOME 3. A seguire trovate i link per il download delle rispettive versioni.


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Xbox One X ora supporta i 1440p e guadagna nuove modalità audio
Del 02 marzo 2018 | Letto 1313 volte

Microsoft ha iniziato a distribuire agli iscritti al programma Insider di Xbox la prossima versione di sistema operativo per la console Xbox One. La novità più importante riguarda il video, con Xbox One X e Xbox One S che supportano l’uscita a 1440p per i giochi e le app.

Non è 4K, ma è comunque più di di un 1080p e soprattutto è perfetto per gestire i tantissimi monitor QHD presenti sul mercato. Il supporto a questa risoluzione è fondamentale anche per poter spingere al massimo i monitor Freesync 2 HDR: il Samsung CHG70 ad esempio è un 32” nato per giocare che rappresenta un abbonamento perfetto con Xbox One X. La console supporta infatti il Variable Frame Rate, e collegata ad un monitor di questo tipo dovrebbe adattare il refresh al frame rate per eliminare il tearing.

Migliora anche il browser Edge, che sarà più semplice da utilizzare tramite controller e migliora la gestione audio, con nuove opzioni per bilanciare la musica del gioco con una colonna sonora e soprattutto con una nuova modalità audio immersiva.

L’altra novità che gli utenti apprezzeranno è quella relativa alla funzionalità “Share Controller”, abbastanza attesa. Gli spettatori delle partite potranno, attraverso Mixer, prendere in mano la situazione e interagire se lo “streamer” condivide il suo controller.

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Dispositivi IoT, ARM integra la SIM nel processore
Del 22 febbraio 2018 | Letto 1467 volte

Entro il 2025, oltre 4 miliardi di dispositivi IoT avranno una connettività cellulare. La scheda SIM viene da tempo utilizzata come sistema sicuro per confermare l’identità dell’utente, ma non permette il cambio del proprietario e dell’operatore telefonico. ARM ha quindi sviluppato una soluzione più flessibile e scalabile che prevede l’integrazione della SIM direttamente nel processore.

Un anno fa, la GSMA ha annunciato le specifiche della embedded SIM (eSIM), una scheda programmabile che permette di cambiare facilmente operatore, senza spostare fisicamente la card, oppure usare lo stesso abbonamento per diversi dispositivi. Il chip misura 6×5 millimetri e oggi viene usato soprattutto negli smartwatch. La iSIM (integrated SIM) di ARM occupa uno spazio ancora minore, essendo integrata nel SoC, accanto alla CPU e al modem. La soluzione è basata sul software Kigen OS che rispetta le specifiche eUICC della GSMA. La sicurezza è invece garantita dalla tecnologia ARM CryptoIsland.

Come detto, il vantaggio principale della iSIM è la diminuzione dello spazio occupato. Si tratta quindi di una soluzione particolarmente adatta per i piccoli dispositivi IoT che necessitano di una connettività mobile, come i sensori wireless. La diffusione della iSIM potrebbe ricevere l’appoggio degli operatori telefonici, in quanto vedrebbero aumentare il numero di dispositivi collegati alle loro reti.

ARM ha solo progettato il chip, mentre la sua realizzazione effettiva sarà compito dei partner. I primi dispositivi dovrebbero arrivare sul mercato entro fine anno. L’azienda parlerà di questa soluzione hardware durante il keynote organizzato al Mobile World Congress 2018 di Barcellona.



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iOS 11 raggiunge l’ottavo aggiornamento in tre mesi
Del 17 febbraio 2018 | Letto 1632 volte

Problemi in paradiso? Pare di sì. Apple ha rilasciato nella giornata di ieri l’ottavo (sì, avete letto bene, ottavo) aggiornamento per iOS 11, dopo che la scorsa settimana è stato rilasciato un bug che metteva in pericolo i dispositivi utilizzando HomeKit.

iOS 11.2.1, già disponibile per iPhone, iPad e iPod Touch, può essere scaricato dal dispositivo stesso anche se è sempre consigliabile eseguire il backup delle informazioni in anticipo. Apple aveva anticipato la scorsa settimana che, in questi giorni, avrebbe rilasciato questo aggiornamento.

Senza contare la versione di iOS 11, Apple ha rilasciato otto aggiornamenti a causa di numerosi problemi di sicurezza e di prestazioni, sebbene non tutti correlati a questo problema: iOS 11.2, ad esempio, è stato rilasciato con la premessa di aggiungere nuove emoji.

Tuttavia, iOS 11 potrebbe essere la versione con gli aggiornamenti più numerosi e ravvicinati nel tempo (ribadiamolo, solo tre mesi!): iOS 11.0.1, iOS 11.0.2, iOS 11.0.3, iOS 11.1, iOS 11.1.1, iOS 11.1.2, iOS 11.2 e il nuovo rilascio di iOS 11.2.1. Più quelli che, sicuramente, avremo modo di ottenere in futuro. Apple di solito interrompe l’aggiornamento fino a quando non raggiunge X.3 o X.4.

Leggi anche:  Questa è la emoji più popolare secondo Apple
Nella giornata di ieri, dunque, Apple ha rilasciato anche tvOS 11.2.1, un aggiornamento che raggiunge in coppia a iOS 11.2.1 gli utenti della mela morsicata, portando una patch di sicurezza correlata alla vulnerabilità che si trova in HomeKit, dal momento che il sistema di streaming possiede anche compatibilità con gli oggetti domestici.

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Falcon Heavy, il razzo con cui Musk vuole portare l'Uomo su Marte
Del 07 febbraio 2018 | Letto 1963 volte

Ha superato con successo il suo volo di prova, il gigante dello spazio Falcon Heavy, il razzo della SpaceX di Elon Musk destinato a restituire agli Stati Uniti la capacità di portare in orbita equipaggi umani e, in una sua prossima versione, perfino di viaggiare verso Marte.
Singolare il carico che Musk ha deciso di caricare sul razzo, una Tesla Roadster, l’auto elettrica voluta dallo stesso Musk.

Ad accompagnare il lancio senza equipaggio, è stata''Life on Mars'' di David Bowie. Il razzo è partito dalla piattaforma 39A del Kennedy Space Center di Cape Canaveral (in Florida), lostruita per le missioni Apollo e poi adattata per lo Space Shuttle. Unico intoppo sulla tabella di marcia, il ritado di due ore rispetto all'orario previsto (le 19,30) a causa dei forti venti che, in quota, potevano creare qualche problema. Anche la separazione dai booster laterali è avvenuta con successo: sono rientrati a terra nei punti previsti.
Nel frattempo il razzo centrale raggiungeva la posizione orbitale prevista per rilasciare sulla traiettoria ideale per Marte la Tesla Roadster che aveva alla ''guida'' Starman (altro richiamo alle canzoni di David Bowie), un manichino con tanto di tuta spaziale.

Alto 70 metri, il Falcon Heavy è in grado di trasportare (grazie a ventisette motori Merlin) carichi del peso di oltre 54 tonnellate in orbita bassa, compresa fra 160 e 2mila chilometri dalla Terra, e oltre 22 mila chilogrammi nell’orbita geostazionaria, che si trova a quasi 36mila chilometri di quota. Il Falcon Heavy è stato progettato per essere riutilizzabile.
La fasi del lancio sono state trasmesse in diretta sui social network e seguite da milioni di persone che hanno hanche potuto vedere il manichino Starman, alla ''guida'' della Tasle Roadster, con il braccio sinistro appoggiato sul finestrino abbassato, con grande nonchalance.

Il successo del lancio sembra già una vittoria personale per Elon Musk, che non ha mai nascosto la sua ambizione della conquista dello spazio, e in particolare una presenza umana su Marte. Per questo, il Falcon Heavy ha una capacità doppia rispetto al più grande attuale lanciatore, l'americano Delta-IV , di Boeing e Lockheed Martin.

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L’anno orribile della sicurezza informatica
Del 01 febbraio 2018 | Letto 2274 volte

Nel momento in cui scriviamo queste righe si avvertono ancora gli echi del micidiale uno-due apportato da Meltdown e Spectre, due vulnerabilità nell’architettura dei processori che hanno costretto tutti i sistemi operativi a correre frettolosamente ai ripari, rilasciando aggiornamenti e patch che causano un decadimento misurabile nelle prestazioni. Ma il 2017 è stato un vero e proprio annus horribilis per la sicurezza informatica, con problemi gravi, epidemie di malware e incredibili leggerezze che hanno coinvolto molti sistemi e molti produttori.

A partire da Apple, che ha trascurato una grave falla capace di consentire l’accesso di root ai sistemi macOS High Sierra, per poi rilasciare un aggiornamento di sicurezza che non era sempre risolutivo. Anche Microsoft ha la sua fetta di responsabilità per le epidemie di ransomware WannaCry e Petya, che hanno colpito centinaia di migliaia di computer in tutto il mondo. Entrambi i malware hanno sfruttato una vulnerabilità nella prima versione del protocollo Smb, soppiantata dalla versione 2.0 (e poi da quelle successive) nell’ormai lontanissimo 2006, ai tempi di Windows Vista. Gran parte delle colpe è quindi da ascrivere agli amministratori dei sistemi colpiti, ma Microsoft avrebbe potuto disattivare questo protocollo ormai obsoleto, lasciandolo disponibile come opzione per i contesti legacy in cui continuava a essere indispensabile. Questa semplice decisione è arrivata soltanto con il Fall Creators Update, quando ormai i buoi avevano da tempo lasciato la stalla.

Ancor più incredibili sono le leggerezze commesse da grandi produttori di computer come Hp e dagli sviluppatori dei driver per alcuni dispositivi hardware: il driver della sezione audio di molti portatili Hp integrava un keylogger che salvava tutti i tasti premuti all’interno di un file di log accessibile senza problemi da chiunque. Queste falle, insieme a molte altre (basti pensare all’attacco Krack al protocollo Wpa) sottolineano come, nonostante i gravi episodi degli ultimi anni, la sicurezza rimanga in gran parte un processo separato rispetto allo sviluppo dell’hardware e del software. È più che mai necessario ripensare i flussi di lavoro per garantire una maggiore sicurezza fin dai primi passaggi di ogni progetto, anche a costo di sacrificare una parte dei profitti e di allungare i tempi di sviluppo. Altrimenti i disastri del 2017 non resteranno isolati.

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Astronomia: due telescopi nel panorama del deserto di Atacama
Del 24 gennaio 2018 | Letto 2294 volte

Il terreno accidentato del deserto cileno di Atacama offre uno sfondo davvero impressionante ai fotografi – come mostra questa fotografia del telescopio VISTA di ESO (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy), ripresa dall’ambasciatore fotografo di ESO Alexandru Tudorică all’osservatorio Paranal.

Malgrado che esso sia di gran lunga l’oggetto principale di questa fotografia, VISTA non è l’unico telescopio visibile in quest’immagine. Il cammino che serpeggia sulla destra della foto porta ad una cupola che non si fa notare, quella del telescopio Next Generation Transit Survey (NGTS). La cupola è appena visibile a destra della foto, illuminata da un fascio di luce solare.

Il NGTS è composto da una rete di piccoli telescopi robotici che osservano il cielo in continuazione e misurano con precisione la luminosità delle stelle vicine. Con queste osservazioni, si spera di potere trovare esopianeti della dimensione di Nettuno, quando essi nascondono una parte della luce della loro stella mentre le transitano davanti.




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Intel, Microsoft e il caos sulla “falla” dei chip
Del 14 gennaio 2018 | Letto 2706 volte

Sulle falle di progettazione dei chip Meltdown e Spectre, i recenti commenti di Intel e Microsoft non hanno fatto che aggravare la confusione tra gli utenti. Se il gruppo dei chip ha cercato di tranquillizzare sull’impatto per la sicurezza dei dati e le prestazioni dei device, il colosso del software ha messo in guardia sul rallentamento delle performance, soprattutto nei server.

I diversi produttori hanno rilasciando gli aggiornamenti necessari per correggere il problema, ma Intel rassicura: non ci sono notizie di tentativi di utilizzo dei dati dei suoi clienti e comunque le patch di sicurezza non dovrebbero produrre significativi impatti sulle prestazioni di server e Pc.

Il messaggio dato da un top manager di Microsoft, Terry Myerson, capo della divisione Windows and Devices, è di segno opposto: Myerson ha affermato che alcuni clienti farebbero meglio a non cercare di mettere in sicurezza i computer, perché i danni sulle prestazioni della macchina potrebbero annullare i guadagni in termini di protezione; agli utenti dei server, il dirigente Microsoft ha consigliato di “bilanciare sicurezza e performance”. Tutti sono esposti – a meno che non abbiano Pc aggiornati con Windows 10 e chip di ultima generazione.

Sono informazioni di segno opposto che impediscono alle aziende di capire quali siano la gravità e la diffusione del problema e di decidere come reagire alle falle di sicurezza, commenta oggi il Financial Times. Inoltre, Intel insiste su una responsabilità condivisa tra tutte le aziende del comparto: il difetto di sicurezza, sostiene il gigante dei chip, deriva da una pervasiva vulnerabilità nei progetti dei processori che risalgono a decenni fa ed è stato trovato in quasi tutti i Pc, smartphone e server.

Resta la confusione su natura e portata di Meltdown e Spectre – a tal punto che nemmeno gli esperti a volte sanno che cosa consigliare. Un team della Carnegie Mellon University che lavora sulla cyber security per il governo americano, al momento della rivelazione delle vulnerabilità, ha invitato tutti gli utenti di computer a disfarsi del loro hardware, un’impresa impossibile, considerati i costi e anche il fatto che non esistono chip senza quelle falle. Il team ha poi fatto un passo indietro limitandosi a consigliare di installare le classiche patch software.

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Grave bug nei processori Intel? L'azienda risponde.
Del 04 gennaio 2018 | Letto 3025 volte

L'azienda #Intel sta rispondendo alle affermazioni secondo cui i processori della società presenterebbero un bug di #sicurezza, e le conseguenti correzioni software potrebbero rallentare i PC.

I report di questa settimana hanno suggerito che un difetto di sicurezza nei processori Intel - e presumibilmente non quelli AMD - ha portato ad una riprogettazione di kernel Linux e Windows [VIDEO] per la protezione contro un difetto hardware. "Le recenti segnalazioni che questi exploit siano causati da un bug o da un difetto esclusivo dei prodotti Intel non sono corrette - afferma un portavoce della multinazionale americana - Sulla base dell'analisi condotta fino ad oggi, molti tipi di dispositivi informatici, con processori e sistemi operativi di molti fornitori diversi, sono vulnerabili a questi attacchi".

In un comunicato molto esplicito, Intel ha dichiarato di essere attualmente al lavoro [VIDEO] con AMD e ARM, nonostante le recenti affermazioni dell'ingegnere di AMD Tom Lendacky, il quale ha affermato che "I processori AMD non sono soggetti ai tipi di attacchi da cui il kernel è protetto dall'isolamento della tabella delle pagine del kernel". L'azienda statunitense ha affermato di aver pianificato di rivelare questo problema la prossima settimana insieme ad altri fornitori, ma nel frattempo ha rilasciato un comunicato ufficiale, affermando con decisione quanto segue: "Intel è impegnata a seguire le migliori pratiche del settore per la divulgazione responsabile di potenziali problemi di sicurezza, motivo per cui Intel e altri fornitori hanno programmato di rivelare questo problema la prossima settimana, quando saranno disponibili ulteriori aggiornamenti del software e del firmware.

Tuttavia, l'azienda sta rilasciando tale comunicato a causa delle attuali notizie mediatiche inesatte".

Le raccomandazioni agli utenti
Alcuni report suggerivano che il software e le correzioni del firmware avrebbero causato rallentamenti delle prestazioni sui PC, e l'azienda non ha smentito quest'affermazione: "Qualsiasi impatto sulle prestazioni dipende dal carico di lavoro e, per l'utente medio del #Computer, non dovrebbe essere significativo e sarà attenuato nel tempo", ha affermato un portavoce della società americana, evitando l'argomento riguardante l'impatto sulle macchine server.

L'azienda raccomanda agli utenti finali di "verificare con il fornitore del sistema operativo o il produttore del sistema, e di applicare tutti gli aggiornamenti non appena disponibili. Seguire buone pratiche di sicurezza che proteggano contro le minacce informatiche in generale, contribuirà anche a proteggersi da possibili abusi fino all'applicazione degli aggiornamenti".

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Progetti italiani per i moduli della stazione lunare
Del 17 dicembre 2017 | Letto 3200 volte

Progetti italiani per i moduli della futura stazione spaziale in orbita lunare. I contratti, del valore di circa 2,5 milioni di dollari più un co-finanziamento, sono stati firmati da Thales Alenia Space (Thales 67%, Leonardo 33%) con Boeing, Lockheed Martin e Orbital-ATK nell'ambito delle attività NextStep-2 (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) promosse dalla Nasa con privati. Lo ha annunciato Walter Cugno, vicepresidente per l'Esplorazione e Scienza della Thales Alenia Space e responsabile sito di Torino.

I contratti, ha detto Cugno, riguardano i progetti relativi "sia a parte dell'habitat della stazione spaziale cislunare, sia all'architettura di tutta la stazione, che dovrebbe essere molto più piccola della Stazione Spaziale Internazionale.

Il contratto con la Lockheed Martin prevede il supporto allo studio dell'intera configurazione dell'habitat, sia per la parte strutturale sia per il controllo termico.

Il contratto con la Boeing prevede invece il supporto alla struttura primaria, alla parte pressurizzata e la definizione dell'architettura interna.

Quello con la Orbital riguarda invece il progetto dell'aggiornamento del modulo Cygnus come precursore della stazione orbitale, da utilizzare sia come supporto logistico per trasportare materiale sia come modulo abitativo.

"Siamo davvero orgogliosi - ha detto Cugno - di mettere la nostra esperienza a servizio della cooperazione con la Nasa per espandere le frontiere della conoscenza, delle competenze e delle opportunità nello spazio oltre l'orbita bassa terrestre". La stazione spaziale nell'orbita lunare è infatti intesa come un avamposto per missioni umane sulla Luna e, in seguito, su Marte.

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Microsoft ha rilasciato il suo software per il quantum computing
Del 13 dicembre 2017 | Letto 3067 volte

Già tempo fa Microsoft aveva chiaramente segnalato di voler fare sul serio in campo quantum computing. Aveva tra l'altro annunciato lo sviluppo di un nuovo linguaggio di programmazione specifico - Q# - e ora l'annuncio si concretizza in un Quantum Development Kit che, per ora in versione preliminare, permette agli sviluppatori di iniziare quantomeno a prendere la mano con la creazione di applicazioni per i futuri quantum computer.

Microsoft ci tiene a sottolineare che il Quantum Development Kit non richiede di essere esperti di fisica quantistica. Anzi, per semplificare la vita agli sviluppatori che non hanno interesse a diventarlo la casa di Redmond ha fatto in modo di integrare Q# all'interno di un ambiente che gli sviluppatori conoscono già molto bene, ossia quello di Visual Studio.

E dato che difficilmente un generico sviluppatore ha accesso a un quantum computer (ma le cose potrebbero cambiare con i digital annealer), il kit di sviluppo comprende anche un simulatore di processore quantistico in grado di arrivare sino a 30 qubit di potenza. Per chi ha bisogno di qualcosa di ancora più prestante, su Azure è disponibile un simulatore da oltre 40 qubit.

Il vantaggio del Quantum Development Kit, spiega Microsoft, è che non è semplicemente un ambiente di test in cui imparare a "giocare" con il calcolo quantistico. Le applicazioni in Q# sviluppate con esso e testate nel simulatore non dovranno essere cambiate una volta che sarà disponibile un vero quantum computer. Per la precisione, secondo Microsoft le applicazioni potranno girare così come sono sul quantum computer che la casa di Redmond sta sviluppando.

Come molti altri grandi nomi dell'IT, anche Microsoft sta infatti lavorando alla creazione di un sistema di quantum computing che vada dall'hardware vero e proprio allo stack software necessario per usare la sua potenza elaborativa. L'approccio di Microsoft è diverso da altri perché prevede la realizzazione di qubit basandosi sulle proprietà topologiche di particolari particelle bidimensionali. Questo dovrebbe in teoria rendere i qubit stessi più stabili e quindi più semplice realizzare calcoli quantistici.

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